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Parigi è una prigione

  • 18 mag 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 8 giu 2025

Ciascuno di noi edifica prigioni più alte delle nuvole. Chi dietro a un amore irrealizzabile, chi intorno ai rituali più o meno palliativi di un disegno politico o religioso, chi ancora piegandosi alla furia di una fissazione, di un ideale mancato, un sogno bruciante perché mai raggiunto.

 

Mentre preparo un secondo viaggio a #Parigi, ricordando la bellezza trasparente che mi avevano lasciato, dieci anni prima, la città, i tetti, il cielo, l’acqua, prima dell’arte, mi imbatto in questa frase di Luigi La Rosa (Solo a Parigi e non altrove. Una guida sentimentale).

Per l’autore è Parigi, città-matrioska, che non gli consente neppure il tempo di respirare, la prigione, come l’Albertine di Proust, come la cintura intorno alla vita della Dickinson.

Questo viaggio di carta che un romanzo d’amore e mille racconti d’amore insieme, per la #Ville Lumière e per i suoi eterni ospiti (Picasso, Max Jacob, Monet, Baudelaire, Nadar, Eloisa e Abelardo, Modigliani).

Un libro guida di toponomastica sentimentale, denso di citazioni, storia e storie curate, mai superficiali, letterarie e letterate, di musica e arte, frutto di ricerche approfondite. Un libro guida differente, emozionale.

E dentro questo libro, quella frase. E ho pensato alle #prigioni che riusciamo a costruirci da soli, in maniera pervicace, suicida, sconsiderata. Consapevoli della brutalità, della condanna a morte a cui condurrà quel carcere, ne siamo soggiogati e cerchiamo credito negli altri e giustificazione alla follia.

#Scrivere è stata la prigione che mi sono costruita. Pensavo fosse passione, poi amore, poi malattia. È prigione, una reclusione in manicomio da cui è impensabile evadere.

Calza proprio a pennello in questi giorni, quando ho fretta di tornare in cella.

 

Luigi La Rosa, Solo a Parigi e non altrove. Una guida sentimentale, Ad Est dell’Equatore, Pollena Trocchia, 2014


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