La prossima notte
- 1 giorno fa
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Un portatile e una borsa da viaggio. Quella voce che continuava a girargli in testa. Nel petto, uno stantuffo che martellava da mezz’ora.
Aaron Stewart era appena partito da casa, sulle colline di Fiesole. La strada, liscia come un biliardo, scendeva silenziosa verso Firenze. La macchina filava senza ostacoli. Superò San Domenico e si voltò appena verso la città: era ancora lì, ferma sotto il cielo nero, con lo stadio in mezzo ai viali illuminati che sembrava un relitto. Per sei mesi era stato il centro del suo mondo. Ora lo guardava come si guarda un oggetto smarrito.
Aveva smesso di interessargli tutto. Il calcio, la classifica, le convocazioni. Tutto crollato per colpa di una voce. Una telefonata. Una di quelle che ti cambiano la vita.
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Giovanni Agnoloni, scrittore e traduttore letterario, narratore e saggista, torna in libreria con un romanzo che sceglie il mondo del calcio come teatro, La prossima notte, edito da Transeuropa.
Un romanzo per chi ama il calcio, si potrebbe pensare, e, di più, per chi ama la Fiorentina (e il libro esce proprio nell’anno del centenario della squadra).
Di certo questa iniziale affermazione non può essere smentita: il libro è dedicato al calciatore della Fiorentina (e anche della Roma e della Nazionale, in seguito) Egisto Pandolfini, scomparso nel 2019, e al giornalista de "La Nazione" Giampiero Masieri: entrambi una quindicina di anni fa fornirono allo scrittore le prime informazioni su un viaggio del marzo 1946, un’avventurosa trasferta della squadra toscana a Palermo che durò tre giorni e, con varie disavventure, toccò Siena, Bolsena, Roma, Napoli e Reggio Calabria. Viaggio che ritroviamo come traccia fondante della narrazione.
Il protagonista del romanzo La prossima notte è un immaginario calciatore del 2010 (l'italo-americano Aaron Stewart, ex-attaccante del Siena), che, dopo una misteriosa telefonata, ripercorre il mitico viaggio del 1946. Guidato da messaggi del padre che pareva scomparso da anni, Aaron segue tappe e ripercorre avvenimenti strani, oscuri o architettati, inquietanti e illuminanti, che si propongono come guida del percorso. Insieme, vorrebbero modificare il tracciato delle vite passate.
In questo libro ci sono tutti gli elementi di una storia “dentro il calcio”, sport amato e odiato dal protagonista e dai personaggi che si muovono nelle pagine: lo stadio, il potere, gli eroi e gli antieroi, dirigenti, procuratori e calciatori, spogliatoi e massaggiatori, ringhiere di recinzione, derby e movimenti di mercato, ambizioni e paure, campioni e fughe:
Claudia era tentata di pensare che si trattasse di una fuga. Le venivano in mente calciatori di altre epoche, che in varie circostanze avevano dato segni d’insofferenza, per la nostalgia di casa: negli anni Cinquanta, Julinho, ala destra brasiliana dal talento purissimo, che era stato costantemente punto dalla saudade, dopo tre anni di permanenza nella grande Fiorentina allenata da Fulvio Bernardini, era ritornato in patria; o, alla fine degli anni Novanta, un altro attaccante brasiliano, Edmundo, che aveva lasciato la squadra in un momento delicato per andare al carnevale di Rio.
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Ma allora, come si diceva, solo romanzo per amanti del calcio?
A me il calcio non piace e ci capisco davvero l’indispensabile. Ma ho trovato in questo romanzo tutti i temi di Giovanni Agnoloni che ho sempre amato, i suoi fili rossi, le sue ossessioni narrative, quelle che abitano uno scrittore da sempre, le domande che tornano, le necessità più profonde del narratore.
Ci ho trovato il viaggio: la trama cammina sulle strade, progredisce nelle città, nelle piazze, le vie di Siena che brulicano attività, le tonalità ocra del piastrellato a conchiglia a Piazza del Campo, le campagne, il mare.
Eccolo, il narratore di viaggio che conosciamo, non solo di spostamenti geografici, ma di esperienze interiori, di crescite, trasformazioni, domande, ri-scoperte di sé.
E ci ho trovato la memoria: nel libro la trama è fitta e avrei dovuto scrivere di ogni pagina, in questa recensione, per dirne gli sviluppi, l’azione che avanza, i personaggi che si muovono. Eppure la storia è soprattutto memoria, intreccia ricorrenze di episodi di due vite, quella presente di Aaron e quella passata di una padre lontano, svanito nel nulla, prima scomparso e che adesso riappare. Un padre ancora reale? Il suo spettro? Un’illusione?
Nulla siamo se non quello che siamo stati prima di noi, insieme ai nostri padri.
Un romanzo originale e convincente, consigliato a chi ama la tensione, il dubbio dietro la parvenza di verità, e non ha paura di fantasmi che ricompaiono e conti da chiudere col passato.
Giovanni Agnoloni, La prossima notte, Transeuropa (Massa, 2026)


