Per chi va a Istanbul e per chi è già tornato. Quattro titoli
- 28 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Per visitare una città, nuova o già conosciuta, è imprescindibile studiarla prima e ritrovarla, al ritorno, con occhi differenti.
Qualche consiglio di lettura per chi è in attesa di Istanbul o per chi è già tornato.

1. Orhan Pamuk, Istanbul, Einaudi, 2008
Perché mi rende così felice il fatto di sentire dagli altri che Istanbul è una città triste? Perché mi sforzo così tanto di spiegare per bene al lettore che il sentimento che mi comunica la mia città, dove ho passato tutta la vita, è la malinconia?
Libro necessario, profondamente personale. Direi il libro di avvio al viaggio, dentro l’anima della città prima che nelle sue piazze.
Orhan Pamuk racconta la città, anche con disegni e foto, attraverso i ricordi, tra autobiografia e storia. Atmosfera lenta, nostalgica. Un libro di memoria e di memorie, di persone, gesti, identità e anima dei luoghi.
Facile dire che è un capolavoro.
Letto venti anni fa e riletto prima della partenza, mi ha guidato, nell’atmosfera prima che nei posti, e dentro le luci delle case di sconosciuti.

2. Esmahan Aykol, Appartamento a Istanbul, Sellerio, 2011
È un giallo “di città”, dove i fatti sono pretesto e la città è il fine. Esmahan Aykol costruisce una storia che si muove tra indagine e vita quotidiana: il vero piacere non è tanto scoprire il colpevole, quanto stare dentro Istanbul. E il lettore ci si ritrova, la percorre per intero, in una narrazione ironica e veloce, insieme alla protagonista, libraia curiosa e ficcanaso, che osserva, sbaglia, si lascia trascinare.
E nella città, un condominio diventa microcosmo, con personaggi eccentrici, tensioni sociali e piccoli segreti. Istanbul emerge attraverso i dettagli quotidiani, rumori, incontri, abitudini, mare, vie. La trama gialla è piuttosto semplice senza grandi colpi di scena.
Ideale da leggere la sera in hotel, proprio a Istanbul, stesi a letto, dopo aver esplorato una città con 20 milioni di abitanti e altrettanti colori.

3. Francesca Thellung di Courtelary, Il medico di Istanbul, Giunti, 2023
Libro di trama, per chi ama le narrazioni storiche. Romanzo storico scorrevole, un po’ lungo, ambientato tra intrighi politici e medicina nell’Impero Ottomano.
La storia è leggera, l’autrice avverte, nelle note, che molti personaggi del libro hanno fondamento storico (di certo il protagonista, medico e botanico, Melchiorre Guillandino), ma gli avvenimenti sono per lo più frutto di fantasia. Ideale se si cerca una storia d’amore e qualche scorcio di Istanbul che, pur descritti nel 1558, conservano suggestioni attuali. Straordinaria pare, infatti, la coincidenza tra le immagini storiche e quelle odierne.
Città piena di cupole e minareti che si stagliano sul mare, immensa e abbagliante,
(…) una costa lussureggiante di aranceti e di giardini verdissimi, dolcemente mossi da una lieve brezza. Mentre la galea avanzava spedita, a poco a poco cominciarono ad apparire, intervallate da bianche cupole rotonde e da alti cipressi, le guglie dorate delle moschee. Quell’alternanza di verde, bianco e oro si rifletteva, tremolante e mille volte moltiplicata, in acque chiare e trasparenti, solcate da ogni genere di imbarcazioni: caicchi, feluche, galee di varie dimensioni. Melchiorre mormorò: – So che molti chiamano Costantinopoli la Città della luce. Ora capisco il perché.
Città instancabile. Le strade, il porto, il Gran Bazar trasmettono un senso di confusione vitale, lingue, mercanti, soldati e schiavi: una città che non si ferma mai.
Città d’acqua, anche sotterranea:
I musulmani hanno l’ossessione dell’acqua, ragazzo, forse perché non ne hanno mai avuta molta (…)
Chi è cresciuto in mezzo alla siccità non ne ha mai abbastanza.

4. Paolo Rumiz, La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna (da leggere soltanto ad alta voce), Feltrinelli, 2015
La cotogna non soltanto sopravvive all’inverno, ma è l’unico frutto che con il tempo è capace di rendere più forte l’odore anziché farlo illanguidire.
È brutta e tutta piena di bitorzoli, ma col tempo diventa più rotonda, più morbida, più bella e femminile.
È vita, forza, sostanza e profumo, un frutto che resta sempre fedele; giallo dell’oro, insomma ricchezza.
Libro da leggere al ritorno dal viaggio, ma Istanbul è solo nella cotogna e nella canzone d’amore. Per il resto, della città, manco, l’ombra.
Il protagonista è un uomo inquieto, in fuga da se stesso e da un passato che non riesce a lasciare andare. Durante un viaggio, dai Balcani, terra devastata dalla guerra, a Vienna, al fiume Danubio e infine a Sarajevo, entra in contatto con figure enigmatiche e con una realtà quasi fiabesca. Al centro della storia, visionaria e onirica, c’è una cotogna, oggetto simbolo di amore, fertilità e mistero, che diventa il filo conduttore del suo percorso. La cotogna rappresenta un legame con l’Oriente, con il destino e con una dimensione interiore più profonda.
Niente Istanbul, ma il libro è bellissimo, una ballata intorno al fuoco.



Istanbul è una città che mi affascina e mi impaurisce; per questo non mi sono ancora deciso a visitarla!