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Metamorfosi e Primavera

  • Immagine del redattore: Daniela Stallo
    Daniela Stallo
  • 18 mag 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 14 giu 2025

L’altro giorno ho ritrovato, tra i libri d’arte, il catalogo di una mostra di #Vinicio Rovai tenutasi a Camaiore  nell’estate del 1997.

Artista pietrasantino,  scultore di marmo e terracotta, si forma come artigiano (come amava dire) nel laboratorio del padre. Studia all’Accademia di Belle Arti di Carrara, e poi a quella di Firenze, frequenta lo studio di Sem Ghelardini e quello di Giorgio Angeli, luoghi nei quali viene a contatto con grandi maestri della scultura moderna.

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Non è di questo che voglio parlare. Vinicio Rovai è stato il mio preside, per anni, all’Istituto d’Arte di #Pietrasanta. Era un preside, e si sa, i presidi, per gli insegnanti, hanno sempre qualcosa che non funziona, sono la controparte, quelli che stanno oltre la porta, gli immediati interlocutori delle frustrazioni.

Per me era preside e un amico: grandi passeggiate nei corridoi, sembrava che nell’ufficio gli mancasse l’aria. Mi parlava delle forme della sua arte, i fiori di primavera, gli obelischi che cercavano la luce, che esplodevano di forme, i totem di omaggio al sole, le figure di maternità e di donne.

L’arte era la vera espressione di sé, e poi un rifugio, una preghiera, lontano dalle burocrazie di scuola, dai conflitti.

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Non avevo ancora pubblicato niente. Non riuscivo a pubblicare e lui diceva di scrivere, scrivi, uno, due cento cose, qualcuno arriverà e sarai pronta, e tirerai fuori tutto quello che avrai preparato. Non puoi bloccare l’istinto.

Il suo sogno, uno spazio espositivo permanente di tutta la sua produzione artistica. Era in formazione, in quegli anni – la fine degli anni novanta -, un giorno mi ci portò, un iniziale museo di opere depositate nella casa abitata dalla figlia. Testardo, mite quanto perseverante.

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Neppure di questo voglio parlare. Di lui ho due opere, una #Metamorfosi e una #Primavera, che mi regalò quando mi trasferii in un’altra scuola. Disse, torna, e vieni al Museo, quando ci sarà.

Ma nelle vecchie scuole non si torna mai. Così spolvero le sculture di terracotta, le guardo e dico che prima o poi lo vado a trovare.

Qualche sera fa ho trovato il catalogo, e poi a cena abbiamo parlato di lui, era una vita che non lo menzionavo, e ho detto, vorrei andare a trovarlo, e visitare il museo.

Così ho cercato su internet, e Vinicio se n’è andato meno di due anni fa, d’estate, nell’esplosione del caldo versiliese, non l’ho saputo, non l’ho salutato, e io non capisco perché, per quale maledetta ragione,  abbia cercato il suo nome in rete.

 


La scultura di Vinicio Rovai, Comune di Camaiore, 1997

 


Studio Museo Vinicio Rovai, Museo D’arte,

Via Cannoreto 10/a

Pietrasanta



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