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A volte serve soltanto una pala

  • Immagine del redattore: Daniela Stallo
    Daniela Stallo
  • 4 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 6 set 2025

 

Ho riso, come non ho mai fatto con un libro, riso e sorriso. Il libro, bellissimo, lungo, intenso, pare un romanzo di formazione, ma "è un libro dove può succedere di tutto. Soprattutto le cose che non riusciamo a capire".

La storia si apre con l’immagine di uno scrittore islandese, ormai adulto, che, in un parco pubblico di Londra, in un soleggiato giorno d’agosto del 2022, crede di riconoscere Paul McCartney ottantenne, che ha trovato riparo dal sole sotto una quercia frondosa, "molto più vecchia e palesemente molto più in salute dell’impero britannico."

Da quell’incontro inizia il viaggio dell’autore, a partire da un ricordo lontano e doloroso, l’anno 1969: lo scrittore è un bambino di sette anni e il padre alcolista gli comunica, in auto, la morte della madre.

 

Jón Kalman Stefánsson è uno degli scrittori più interessanti della letteratura del Nord Europa e spesso se ne parla come di un possibile Nobel. Nato a Reykjavik nel 1963, perde precocemente la madre, interrompe spesso gli studi prima di concluderli. Operaio adolescente in una fabbrica islandese di dissalazione del pesce, insegnante, bibliotecario nella biblioteca municipale, è ormai dedito esclusivamente alla poesia e alla narrativa.

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Voglio dirlo subito: non c’è niente di patetico, di apparentemente doloroso, di accorato, di struggente, in questo libro.

Esistono la morte, la solitudine, il lutto, i ricordi, ma l’ironia è uno strumento potentissimo con cui  di Stefánsson alleggerisce il dolore e non lo nega. La comicità di molti passaggi è profondamente esistenziale, surreale, a tratti amara. Un sollievo.

 

A dimostrazione, voglio qui trascrivere alcuni titoli dei tanti capitoli del libro:

Dio non avrebbe mai potuto essere uno dei #Beatles

Campanelle d’angeli e bestemmie del #Signore

Sull’eternità, un thermos a quadri scozzesi e la dimensione dei chiodi

I poeti morti mi chiamano – a volte serve soltanto una pala

A volte la vita è una balena appena catturata in riva al mare, ma – dove diavolo è Johnny Cash?

La musica può salvare il mondo ma è il Timinn che rende abitabile l’ #Islanda

Entrano in scena le mie dita dei piedi, le sterne artiche attaccano #Dio e gli beccano la testa sopra l’Inghilterra: la cosa ha le sue conseguenze.


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La storia di un bambino di sette anni che ragiona come un adulto e che parla con la voce di un adulto, trascrive la sua decodificazione del mondo così come l’ha costruita negli anni con un percorso filosofico esistenziale.

Mi sembra che ogni commento al suo racconto sia una banalizzazione del viaggio interiore attraverso il lutto, la solitudine, la religione e la memoria. Poche sono le certezze: la #Trabant con il tettuccio rosso, #McCartney che parla al telefono con #Ringo, la poesia, i #Beatles, Gesù, un tipo fantastico, proprio il top.

La prosa di Stefánsson è lirica e la poesia è un altro mezzo di salvezza: "la mamma diceva che i libri sono più saggi degli esseri umani: certo non tutti, aggiungeva; solo nei migliori si trovano le risposte: quali risposte, mamma, domandavo io allora, ma poi è morta e ha smesso di parlarmi."

 

Un libro pieno di musica :il titolo stesso è un omaggio alla celebre canzone dei Beatles Yellow Submarine  che diventa metafora di rifugio, di un mondo immaginario magico  e parallelo "dove gli obblighi e le batoste della vita non possono raggiungerci."

Non solo i Beatles, ma anche David Bowie, Johnny Cash, Simon & Garfunkel, Lana Del Rey, Rod Stewart.

 

Un libro pieno di Dio, assente, inadeguato, con un caratteraccio, violento, contraddittorio ("e il mio stupore davanti ai suoi comportamenti non scemano con le lezioni di catechismo, ma siamo tutti entusiasti di Gesù, è proprio il nostro eroe ed è completamente diverso da suo padre. Sono molto preoccupato che Dio si arrabbi con Gesù perché continua a predicare il perdono.")

Dio è il protagonista vero del romanzo, un antagonista a cui è consentito qualunque azione (lo troviamo seduto accanto a Putin che guida all’impazzata una vecchia Moskvič, o in Vietnam, dove studia il funzionamento del Napalm pensando a come sarebbe stato utile a Gerico.)

Tutta la Bibbia viene letta in maniera critica, interpretata in modo ironico, il bambino-adulto ci scova il paradossale, l’incongruo. Anche l’aldilà, per il bambino che è già un adulto, è un mistero e uno spauracchio. Stefánsson cerca Dio, il suo è un viaggio complicato, pieno di dubbi.

E anche la morte, che vede avvicinarsi, è un incidente sconclusionato, forse non proprio la fine, in ogni caso non del tutto serio, a tratti ridicolo. E forse i morti si rifanno vivi, prima o poi.


"Ciascuno muore a modo suo, e ciascuno risorge come gli va. Del resto la morte è un sonno profondo, ma nessun sonno è così profondo da non poterlo spezzare: a volte serve soltanto una pala."

 

Jón Kalman Stefánsson, Il mio sottomarino giallo, Iperborea

 

 

 

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